IL LATO UMANO DI CRISTIANO RONALDO.


Persone. Questo ci insegna la
vita. Ognuno con la sua storia, ognuno con le proprie fragilità umane. E chissà
quante volte abbiamo pensato come possa essere la vita di chi è ricco, di chi
non ha problemi economici di sorta e il mondo gli si spalanca davanti senza
preclusioni di sorta. Fantasie che ci assalgono come sogni che non realizzeremo
mai, perché ricchi, famosi e potenti non lo saremo in nessun caso. E allora ci
limitiamo a immaginarci tanti Cristiano
Ronaldo per la sua bravura calcistica, per la fortuna che ha avuto nella
vita, per la sua immensa popolarità, per la sua ricchezza che confonde anche il
nostro limite nel saper contare esattamente gli svariati milioni di euro che
guadagna questo grande campione della pelota mondiale. Eppure, c’è sempre quel
lato umano che spesso sfugge volutamente per quella superficialità che limita
l’idea di andare in profondità delle cose. E così siamo abbagliati dai gesti
tecnici sopraffini di CR7, dalla sua facilità nel saper trattare il pallone nel
saltare l’avversario, nel fare gol a grappoli. Tutto ci appare come magia. Ma
non è così, perché spesso questo campione tanto osannato suscita simpatie da
vendere e qualche antipatia dovuta proprio a certi atteggiamenti da superman. Tuttavia,
alla base di tutto resta sempre l’uomo, la persona che è al centro di ogni
cosa. Guardando la prima partita di Champions League che la Juventus ha giocato
in terra spagnola contro il Valencia, ci sono stati diversi spunti di
riflessione che ci hanno distolto per un attimo dalle considerazioni puramente tecniche.
Al 29’ del primo tempo, infatti, l’arbitro Brych
decide di espellere Cristiano Ronaldo
per un contatto a palla lontana con Murillo.
Il labiale dell’addizionale di linea dice all’arbitro che il portoghese, dopo
avere dato un calcetto con il piede sinistro sulla gamba destra del colombiano,
deve essere espulso per aver tirato i capelli all’avversario. E’ il primo
cartellino rosso per Cristiano Ronaldo
in Champions League, una punizione eccessiva immortalata dalle telecamere che
impietosamente si soffermano sul viso in lacrime del portoghese, il quale in
maniera disperata urla: “Non ho fatto
niente”. Tenuto conto che il fallo di ingenuità c’è stato, da regolamento
sarebbe stato opportuno che l’arbitro Brych
l’avesse sanzionato con un cartellino giallo e non con una espulsione
apparsa a tutti inconcepibile. Tuttavia, a prescindere dai fatti tecnici dovuti
a una Juventus che rimasta in dieci uomini è riuscita ugualmente a vincere la
partita con due reti messe a segno su rigore da Pjanic, restano emblematiche le
lacrime di delusione di CR7 che hanno fatto il giro del mondo. Il gesto di Cristiano Ronaldo era da considerarsi
come una vera e propria ingenuità e non come una condotta violenta; di questo
non ci sono dubbi. Ma il punto che ci ha fatto riflettere, sono state le
lacrime di un giocatore che ha saputo mostrare tutta la sua fragilità di uomo, proprio
a noi che siamo abituati a considerarlo immune da fatti legati alle corde
dell’anima. Quelle immagini di pianto dettate dall’ingiustizia avranno colpito
anche i figli di CR7, i quali, come tutti noi, non sono abituati a vedere in
lui un papà con la manchevolezza della forza, del coraggio dettato anche da uno
strapotere economico che innalza sempre una grande quantità di autostima e
sicurezza. Un papà pieno di muscoli, attento sempre all’immagine per fare
sfoggio della sua bellezza fisica e dei suoi immensi interessi extra
calcistici. Ma c’è anche un papà, (quel papà), che sa svestirsi pubblicamente
di certe esteriorità che l’hanno reso famoso. E’ il marziano che si fa uomo. E
chissà se anche il suo Cristianinho
che gioca nei pulcini della Juventus, vedendo tutto ciò che è successo a papà
in campo a Valencia, non l’abbia ammirato ancor di più della sua bravura nel
fare gol, dribbling e tutto ciò che fa grande un vero campione di calcio.
Salvino
Cavallaro