JUVENTUS, 28 ANNI DOPO LA TRAGEDIA DELL`HEYSEL


Quando si parla di “Memoria”, si pensa sempre a un qualcosa legato a fatti tragicamente accaduti, da ricordare con rispetto e immortalare nella storia
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30/05/2013 -

Quando si parla di “Memoria”, si pensa sempre a un qualcosa legato a fatti tragicamente accaduti, da ricordare con rispetto e immortalare nella storia. La tragedia avvenuta il 29 maggio 1985 nello stadio Heysel di Bruxelles, in cui 39 persone innocenti persero la vita durante l’attesa della finale di Coppa dei Campioni Juventus – Liverpool, ha ancora oggi dell’incredibile. Una serata di gioia che, all’improvviso, si trasforma in tragedia da incubo. Da allora, questa giornata dell’anno rappresenta non solo per la Juventus e per tutti i suoi sostenitori, un momento di rispettoso silenzio e di riflessione che investe tutto il mondo del calcio. Perdere la vita in maniera così assurda, nell’aver voluto seguire la propria passione calcistica al di là di ogni ostacolo e per urlare “Forza Juve” o “Forza Liverpool”, non ha senso alcuno. Una prassi settimanale, quasi un rito, che è spesso radicato in milioni di tifosi di tutto il mondo i quali si avventurano con ardore in viaggi anche lunghi per poter seguire la propria squadra del cuore. Un panino, una birra o una coca cola, la sciarpa al collo con i colori simboleggianti la propria passione calcistica, il viaggio in pullman, in treno o in aereo, e poi via, all’avventura, verso quello stadio che sarà teatro di football con in campo i propri beniamini. Ma, in quella notte fatidica, per alcuni di loro non ci fu nemmeno il tempo di vedere scendere in campo i campioni del cuore. Infatti, in poco tempo, si scatenò il finimondo per il crollo della curva del settore Z dello stadio Heysel occupato dai tifosi italiani, che vennero invasi dagli hooligan inglesi. I tifosi, accesi da un’assurda voglia di guerriglia, entrarono in conflitto tra loro, causando la morte di tanti innocenti. E’ una pagina d’orrore che il mondo del calcio ricorda con sdegno, nella speranza che certe brutture provocate dalla parte più squallida dell’umanità non debbano mai più ripetersi. Come dicevamo, 39 furono le vittime, dei quali 32 italiani, 4 belgi, 2 francesi e 1 irlandese. Tuttavia, riteniamo che non abbia alcuna importanza ricordare la nazionalità dei morti, se non per un puro e semplice dato statistico. Ricordare invece quel maledetto giorno, ci deve far riflettere sulla passione pallonara che non può e non deve confondersi con l’odio tra razze e popoli. L’Heysel deve insegnarci che l’ardire della propria passione calcistica deve educarci al rispetto della passione altrui, anche se non condivisa. L’uomo per sua natura entra spesso in conflitto con i suoi simili, ma il cervello deve sempre avere la priorità sull’istinto brutale. Altrimenti, che uomini siamo?

Salvino Cavallaro                  

 

 

 

Salvino Cavallaro