UNA JUVENTUS CINICA, APRE LE PORTE DEI QUARTI DI CHAMPIONS


Avevamo ancora negli occhi la bellissima
partita di Champions League che il Manchester City ha giocato contro il Monaco.
Un calcio offensivo fatto di grande velocità, pressing a tutto campo, gol a
grappoli e difese deboli. Poi è arrivata la serata di Porto – Juventus e per
lunghissimi tratti della gara abbiamo assistito a un calcio dall’impronta
totalmente diversa da quella offerta la sera precedente dal City e dal Monaco. Allo
Estadio Do Dragao di Oporto decidono i due panchinari Pjaca e Dani Alves, che
mister Allegri ha messo in campo al posto di Cuadrado e Lichtsteiner. Così la
Juve vince 2 a 0 contro il Porto rimasto in 10 dal 27’ del primo tempo, per
doppio giallo dato dall’arbitro a Telles. Una vittoria che apre le porte dei
quarti di finale ad una Juve che ha saputo raccogliere il massimo con il minimo
sforzo. Cinici e astuti, i bianconeri hanno colpito al momento giusto, dopo
avere avuto la pazienza di aspettare. Il Porto ha abbassato notevolmente il suo
baricentro, chiudendo ogni spazio disponibile all’avversario e mettendolo così
in difficoltà nell’esplicazione del proprio gioco. Per lunghi tratti della
gara, infatti, la Juve ha prodotto soltanto un possesso palla estenuante che è apparso
persino stucchevole sotto il profilo di un gioco che non è mai stato
verticalizzato. Passaggi precisi, brevi, e talora di scolastica facilità, sono
stati l’emblema di un gioco che non è facilmente riscontrabile in una Juventus
che ultimamente ci ha abituato allo spettacolo, ai gol e alle verticalizzazioni
di gioco. E’ il problema di una Juve che trova delle difficoltà quando gioca
contro squadre chiuse e arroccate in difesa, che non lasciano spazio agli
attaccanti per l’inserimento tra le linee. Ma i bianconeri di Allegri, con
questo modulo del 4-2-3-1 applicato con successo in campionato, hanno capito
che possono adottarlo con esito positivo anche in Champions League, nonostante
i timori della vigilia. Allo Estadio Do Dragao è emersa la voglia repressa di un
Pjaca che scalpitava giustamente in panchina e che, al di là del gol segnato,
ha dato segnali tangibili di maturità quando l’abbiamo visto arretrare per aiutare
difesa e centrocampo. In fondo è proprio quello che vuole da lui Max Allegri,
innamorato com’è dei giocatori bravi tecnicamente e duttili nel sapersi districare
all’occorrenza in ruoli diversi dal proprio, come ad esempio fa Mario Mandzukic.
Un po’ sottotono ci sono parsi Cuadrado e Dybala, mentre Higuain ha dato
dimostrazione dell’importanza della sua presenza in squadra anche quando non
segna. Ma, a nostro parere, la vera ciliegina sulla torta chiamata Juventus è
stata rappresentata da Miralem Pjanic, un giocatore a lungo atteso, che
finalmente ha trovato quel ruolo giusto che si confà esattamente con le sue
caratteristiche tecniche. E’ la posizione ricoperta per lunghi anni da Andrea Pirlo.
Cabina di regia, intelligenza tattica, visione di gioco, capacità di interdire
per far filtro a centrocampo, e precisione di tiro e gol su palle inattive.
Ecco, diremmo proprio che aver trovato questo giocatore di qualità che occupa
una posizione così nevralgica nello scacchiere di centrocampo voluto da Allegri,
rappresenta per la Juve il valore aggiunto. Tutto ciò grazie anche a Khedira,
capace di aiutare il bosniaco nel momento in cui produce il suo sforzo in
attacco. Per il resto ci sembra una Juve tutta in salute, nonostante le
critiche e le polemiche di questi giorni, relative alla querelle tra mister
Allegri e Bonucci. Tutto chiarito tra i due. Pace fatta ed episodio chiuso.
Adesso si può pensare alla partita di campionato contro l’Empoli e quella di
Coppa Italia contro il Napoli allo Stadium. Per la Juve gli esami non finiscono
mai. D’altra parte, questo si sapeva già. Nel calcio che conta, questi sono i
mesi cruciali. Importante farsi trovare pronti.
Salvino
Cavallaro