ADESSO È PIÙ DI UN SOGNO, IL TORO SI AVVICINA ALL’EUROPA


L’avevamo detto. In casa Toro il vento è
cambiato e non è più contrario per effetto di nuovi meccanismi che si sono
innescati positivamente, i quali non si riducono al solo tratto conducibile
alla tecnica e alla tattica azzeccata da mister Mazzarri, ma a qualcosa di
nuovo che si chiama autostima. Partite come quelle giocate in casa contro il
Chievo, in altri tempi non si sarebbero vinte. E invece, pur soffrendo una
squadra ostica e ben disposta in campo, i granata hanno superato una giornata
non proprio brillante sotto il profilo del gioco. Sembrava andare tutto storto,
ma il Toro ha avuto pazienza, non si è mai disunito ed ha aspettato
pazientemente il momento buono per colpire l’avversario, nonostante la gara desse
pericolosi cenni di spigolosità. Gli scontri, infatti, sono stati molto duri,
specie nel confronto uno ad uno. Segno della vitalità di due squadre che seppur
con obiettivi diversi da raggiungere, non ci stavano a chiudere la partita a
reti inviolate. Ma il Toro è stato superiore al Chievo ed ha offerto nel
secondo tempo diverse occasioni d’attacco che hanno sfiorato il gol. Gol che è
arrivato come una liberazione al 31’ del secondo tempo, allorquando il gallo
Belotti sbloccatosi finalmente dal lungo digiuno di gol, scarica dai
venticinque metri un forte tiro di destro che si insacca nell’angolo alla
sinistra di Sorrentino. Poi, nei tempi di recupero, anche Rincon e Zaza mettono
la firma su un 3 a 0 che sa di festa dilagante per un Toro d’Europa. Sesto posto
in classifica alla pari della Lazio che deve recuperare una partita, e sesto
risultato utile consecutivo. Il Torino va con il vento in poppa, sicuro,
convinto, mai demotivato e attento a non perdere mai la concentrazione. Gli applausi,
com’è giusto che sia, si sprecano in uno Stadio Grande Torino che per l’occasione
si è vestito a festa, proprio nella consapevolezza dell’importanza della
partita. Grandi meriti vanno a tutta la squadra ma soprattutto a Salvatore Sirigu,
il portiere imbattuto in Serie A da 557 minuti, capace di superare il
precedente primato nel Toro, che apparteneva a Castellini con 521 minuti. Adesso
ci vuole continuità nell’affrontare una partita alla volta, sempre con lo
stesso cipiglio, con la stessa autostima, con lo stesso orgoglio granata per
anni sbandierato a parole e oggi fattivo sul campo e nello spogliatoio, dentro ogni
giocatore, dentro tutta la squadra. E’ un Toro che sta spazzando via l’antico
senso del piangersi addosso, rifugiandosi sempre dietro mille alibi. Ora il
Toro fa calcio, poche chiacchiere e molta concretezza. Una prerogativa che
sembrava essere di altre squadre e non appartenere mai ai granata. Cambia
mentalità e cambia veste, questo Toro forte mentalmente e consapevole di
agguantare l’Europa. E se non adesso, quando?
Salvino
Cavallaro