IL CALCIO E LE SUE PROMESSE DA MARINAIO.


Ci sono addii che fanno riflettere come certe
promesse di lunga vita insieme fatte nel calcio, siano dettate soltanto dall’enfasi
di un fatuo momento legato all’entusiasmo. Ma si sa che in questo mondo così
legato indissolubilmente al dio che conduce ai risultati, non si tenga conto di
parole poi smentite dai fatti, né, tanto meno, di rispetto verso le persone.
Nel commentare l’esonero di Carlo
Ancelotti da parte del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, corre l’obbligo nell’apostrofarlo come un
vero tradimento. Ognuno vede la situazione dal proprio punto di vista e dà una
motivazione al proprio comportamento. C’è chi si mette dalla parte di De
Laurentiis, che in qualità di patron del Napoli decide di liquidare il tecnico
della squadra partenopea, per non avere avuto dei buoni risultati in campionato
(nonostante il passaggio agli ottavi di Champions League) ma soprattutto per essersi
schierato a favore della squadra nel non rispettare gli ordini impartiti dallo
stesso presidente, a proposito di un ritiro forzato che sapeva tanto di
punizione. E c’è chi invece si schiera a favore di Ancelotti per la serietà
dell’uomo e del professionista, che ha alle spalle una carriera di allenatore con
una nutrita bacheca di trofei conquistati nelle varie squadre in cui ha
lavorato. Anche noi intendiamo dire la nostra nello schierarci a favore di
Carlo Ancelotti, del quale apprezziamo non solo la serietà della persona nell’avere
preso le parti della squadra e di averla difesa fino alla fine contro l’ingiustizia
di un ritiro forzato, ma ne esaltiamo il risultato internazionale nell’avere
ottenuto il prosieguo del cammino in Champions per il suo Napoli. E’ vero, in
campionato non è stato all’altezza della situazione più per una questione
psicologica che si è creata intorno alla squadra per scossoni esterni, che non
di un fatto tecnico tattico dovuto magari a una collocazione errata di qualche
calciatore. Tutto ci sta nel calcio, ma certe frasi di eterno amore sbandierate
ai quattro venti proprio da chi dirige le sorti della società di calcio Napoli,
non possono essere accettate come frutto di un momento e nulla più. Sì, perché nulla
è per sempre, neanche quando vinci e fai gol e risultati, ti abbracci e pensi
che quel gesto sia sincero. No, è falso, perché appena il pallone non entra più
nella rete avversaria e si casca nell’oblio dei sentimenti, ecco che si esalta
il cinico pensiero della sconfitta che ti mette di fronte al fatto compiuto. E’
vero che chi investe del denaro non può badare a sottigliezze di questo genere,
tuttavia, come detto pocanzi, sarebbe opportuno essere più equilibrati
soprattutto quando le cose vanno bene. E se in tutta questa storia del Napoli
si pensa a un affronto dell’allenatore nei confronti del suo presidente nel
prendere le parti della propria squadra, diciamo che per noi è stato un atto di
coraggio da mettere in evidenza in un mondo in cui si predilige sempre, e a
prescindere, il rapporto di collaborazione del tecnico con il proprio
presidente. Un po’ come dire che ti pago profumatamente e devi fare come ti
dico. Non è sempre così, perché la logica talora sconfina anche nella
razionalità di ciò che la coscienza pensi sia giusto fare, anche andando contro
un certo tipo di potere imposto dal sistema calcio. Per fortuna c’è ancora uno
spiraglio di luce che ci fa intravedere la coerenza dell’essere. Per questo
siamo convinti che l’esonero di Carlo Ancelotti da allenatore del Napoli, sia
stata un’assoluta ingiustizia e una grande leggerezza dal punto di vista
tecnico. L’ira dovuta al momento, non può mettere da parte il cervello di chi
sa che dando fiducia a chi lavora bene e onestamente per la tua squadra, possa
portarla nell’olimpo del calcio. Dunque, riteniamo assolutamente sbagliata a
tutti gli effetti, la decisione del presidente De Laurentiis. Il suo Napoli
sarà affidato a Gattuso, un allenatore che fa della motivazione di squadra il
suo maggiore pregio. Auguri ringhio, anche se tu in questa squallida storia non
c’entri nulla.
Salvino
Cavallaro