IL TORO E LA SERENITÀ PERDUTA.


L’analisi della situazione
attuale del Torino ci porterebbe concretamente ad assumere un atteggiamento
giornalisticamente esacerbato contro un ambiente, quello granata, che si rende
spesso disunito a torto o a ragione all’interno dei tifosi stessi. Purtroppo, l’andamento
negativo della squadra di Mazzarri è coinciso con le vicende avvenute all’interno
della Curva Primavera subito supportata in uno sciopero da una parte della
Curva Maratona, che si è allineata al malcontento dei granata dirimpettai dello
Stadio Grande Torino. Ma questo ci porterebbe ad un discorso molto ampio di rapporti poco
curati, che coinvolge la dirigenza, la squadra, l’allenatore e i tifosi. A
ciascuno il suo, perché in tutta questa situazione in cui non si percepisce più
il senso di quell’empatia che è l’emblema del buon andamento e dei risultati di
una società di calcio, c’è la corresponsabilità di ogni singolo personaggio
legato al Toro. E non è giusto puntare il dito sull’altra persona, quando non
ci si accorge quanta responsabilità ha il singolo in fase oggettiva. Detto
questo, veniamo alla squadra e al suo condottiero. E’ evidente che questo Toro
abbia perso l’acume tattico e soprattutto l’autostima ritrovata l’anno scorso
nella seconda parte del campionato, quando ha avuto un andamento di risultati
positivi capaci di portare la squadra di Mazzarri nei livelli alti di
classifica. Oggi il Toro non riesce ad avere continuità e sicurezza nei propri
mezzi. La squadra gioca con il timore di perdere e si abbandona in errori in
difesa e a centrocampo, che sono inaccettabili per giocatori professionisti di
Serie A. Dopo buone prestazioni contro Genoa e Fiorentina, la difesa del Toro
ha incassato 5 gol in 180 minuti; un’enormità rispetto a quanto aveva fatto
vedere lo scorso campionato. I numeri parlano chiaro e dicono che la squadra di
Mazzarri a oggi ha subito 26 gol e 66 parate di Sirigu, un portiere che spesso
salva pure l’impossibile. E se pensiamo che l’anno scorso di questi tempi i gol
subiti sono stati 18 e a fine campionato 36, ecco spiegata l’instabilità
prodotta dalla squadra e soprattutto da un centrocampo poco adatto a supportare
una difesa che non si avvale più dell’ottima forma di Nkoulou e Izzo e che
arranca per la cronica indisponibilità di Lyanco che è quasi sempre infortunato,
Djidji che si è perso per strada, Bremer ancora molto grezzo tecnicamente,
Bonifazi (chi l’ha più visto?). E così, evidenziando sempre la dietrologia del
mondo granata, si rimpiange anche il buon Moretti che dava comunque un apporto
concreto di esperienza e fattiva opera carismatica all’interno del gruppo. Ma
questi non possono essere discorsi da prendere in considerazione, soprattutto
alla luce di una squadra che ha iniziato l’anno calcistico 2019’20 disputando
alcune partite nei preliminari di Europa League senza superarli e che si è
presentata in questo campionato con la presunzione di conquistare un posto per
l’Europa. Non ci sono i presupposti e non c’è neanche l’adeguata conduzione
tecnica in grado di dare un’impronta di gioco moderno, pipante, consapevole che
il calcio di oggi consiglia squadre di mediocre livello tecnico come il Toro,
di andare ad aggredire alto l’avversario in maniera sistematica, tanto da inibire
la fonte del gioco degli avversari, specie se ti sovrastano dal punto di vista
tecnico. Tuttavia, pur rendendoci conto che quanto sostenuto a livello di
scuola di pensiero tattico ci sia bisogno di una robusta preparazione atletica
capace di supportare lo sforzo fisico, si intravvede anche la necessità di
avere il coraggio anche a livello di cultura societaria, di mettere in atto un
processo di cambiamento di mentalità capace di un ammodernamento dirigenziale e
tecnico. In buona sostanza il Toro di oggi deve investire il suo futuro
attraverso cambiamenti culturali che partono dall’alto e finiscono alla
conduzione tecnica e alla squadra. Si prosegua pure con Mazzarri fino a giugno
e poi si ricominci con un allenatore giovane, dalle vedute di calcio moderno come
Roberto D’Aversa, oppure si sostituisca subito il tecnico toscano con Davide
Nicola (soluzione secondo noi molto remota, visto il pensiero di Cairo che
dichiara la sua piena fiducia nell’attuale panchina). E poi a livello di
ambiente granata, si cerchi la serenità perduta. Chissà, magari è proprio
dietro l’angolo e nessuno la vede.
Salvino
Cavallaro