MILAN, IL CAOS DELLA DIRIGENZA SI RIFLETTE ANCHE IN CAMPO


Una storia nata male che si
trascina faticosamente e mette in cattiva luce l’immagine degli allenatori
chiamati a sedere sulla panchina del Milan. Che il problema della società
rossonera non fosse racchiuso soltanto nell’allenatore di turno è storia
saputa. Che ci fossero invece delle perplessità di coabitazione tra vecchia
dirigenza (Galliani) e nuova progettualità manageriale (Barbara Berlusconi) è
altrettanto risaputo. Ma il problema affonda radici ben più lontane nel tempo,
e cioè a una programmazione tecnica sbagliata che si riflette soprattutto nella
scelta di giocatori che mal si sono inseriti nell’ambito della sostituzione di
campioni quali, Seedorf (calciatore) Gattuso, Pato, Inzaghi, Ibrahimovic,
Nesta, Zambrotta, Pirlo, Ambrosini, Boateng, Thiago Silva, Cassano, Van Bommel.
Un po’ per rinnovare un ciclo storico che appariva ormai in declino e un po’
per rimpinguare sostanzialmente le casse della società (vedi le cessioni di
Ibrahimovic e Thiago Silva), si è andati incontro a scelte programmatiche
sbagliate, evidenziate da un sempre maggiore distacco dalla società rossonera
del presidente Berlusconi per problemi politici, e da una lievitata crescita
decisionale di Galliani che si è trovato a fare il presidente, l’amministratore
delegato, il direttore sportivo (Braida era ormai demotivato perché percepiva
il suo allontanamento) e, talora, anche l’allenatore. Certo, Galliani prima di
decidere ogni eventuale acquisto telefonava sempre a Berlusconi, tuttavia, non
era come quando seduti a un tavolo di lavoro si prendevano le decisioni del
caso, ciascuno con la propria responsabilità nell’ambito della società. Oggi è
tutto cambiato, Galliani deve convivere suo malgrado con Barbara Berlusconi e,
pur occupando la responsabilità della parte tecnica con Lady B manager della
gestione commerciale, c’è fra i due una evidente antipatia generazionale.
Intanto, la curva rossonera si schiera con la figlia di Berlusconi e contesta
apertamente l’amministratore delegato del Milan. A Seedorf, che continua a
raggranellare sconfitte allucinanti, dopo sette partite è già in discussione.
Accolto come il salvatore della patria, adesso si parla già di avvicendamento.
E, pur rimarcando il fatto che l’attuale allenatore del Milan non ha alcuna
esperienza di coach per avere dismesso le scarpe da calcio e venire in fretta
e furia a Milano, bisogna dire che a onor del vero è la squadra che è mal
assortita sotto l’aspetto tattico e tecnico. Sparito El Shaarawy per lungo
infortunio, in attacco restano Balotelli (eterni i suoi problemi di anarchia
tattica e ambientamento allo spogliatoio), Honda (inefficace) Pazzini
(rientrato da poco, da un lungo infortunio e in difficoltà nello schema tattico
voluto da Seedorf), Kakà diligente e volenteroso come sempre nell'andare a pressare l’avversario. Poi il mediocre Robinho, un
calciatore che è tutto il contrario di tutto, capace di fare le cose più
difficili e sbagliare clamorosamente quelle più semplici. Poi, tra difesa e
centrocampo c’è un Christian Abbiati in evidente difficoltà di rendimento
grazie anche a una difesa inguardabile, dove i soli Abate e De Sciglio si
possono salvare al cospetto di Costant, Mexes, Bonera, Rami, Silvestre,
Vergara, Zaccardo, Zapata, (ma dov’è il leader? dov'è il Thiago Silva della situazione? oppure,
andando ancora a ritroso, dove sono i Maldini e i Baresi capaci di
fare la differenza?). Resta poi un centrocampo composto da Birsa,
Essien, De Jong, Emanuelson, Montolivo, Muntary, Taarabat, Saponara e Poli che
si alternano in base al volere di mister Seedorf e dove Poli e Montolivo
sembrano i soli efficaci nell’interdire e nelle ripartenze. Poca cosa davvero, questo non può essere il Milan che conosciamo. Con questa squadra e in
una simile confusione societaria non si va davvero da nessuna parte. A nostro
parere il Milan deve rinascere dalla dirigenza e poi dalla squadra.
Salvino
Cavallaro