A NAPOLI VINCE UNA JUVE SENZA PERSONALITÀ


Con 16 punti di distacco dal Napoli, la Juve
si avvia a conquistare anzitempo il suo ottavo scudetto consecutivo. Ma il
mondo juventino sembra accogliere questo ennesimo successo in campionato con
una sorta di retrogusto dolce – amaro, quasi fosse ormai diventata una
consuetudine, un qualcosa che non emoziona più. E’ vero, la Juve di Allegri ha
vinto 2 a 1 una partita in cui ha mostrato tutti i suoi limiti dettati da
questo momento. Due pali, una traversa e un rigore sbagliato da Insigne, sono
il magro bottino di un Napoli che pur avendo buttato in campo il cuore non è
stato fortunato. La Juve, invece, si è limitata a fare un discreto primo tempo
e una ripresa tutta da dimenticare. Infatti, non è la prima volta che vediamo i
bianconeri alla mercé dell’avversario, pressata nella propria area di rigore senza
riuscire ad andare oltre la propria area. A Napoli è sembrato di rivedere il recente
film vissuto al Wanda Metropolitano di Madrid contro l’Atletico del cholo, e
cioè una Juve paurosa, senza personalità, molto simile a una squadra di
provincia che butta i palloni al vento. La gara è stata sbloccata da Pjanic al 28’
su calcio di punizione dal limite dell’area, concesso dall’arbitro per fallo su
CR7 da parte del portiere Meret, il quale in questa circostanza è stato espulso
per fallo da ultimo uomo. Poi, al 39’ Emre Can ha raddoppiato con un gol di
testa nell’area piccola. Ma, a questo punto, chi non ha visto la partita potrebbe
pensare alla superiorità della squadra bianconera nell’atteggiamento tecnico e
tattico. Non è così, perché nonostante il Napoli non abbia fatto un buon primo
tempo per effetto del suo essere rimasto in dieci uomini, ha colto un palo con
Zielinski su imbeccata di Fabian Ruiz e prodotto ottime ripartenze capaci di
mettere in crisi Bonucci e compagni. Poi, ad inizio ripresa, Pjanic è stato espulso
dall’arbitro per somma di ammonizioni. A questo punto la Juventus si perde ed è
in balia di un Napoli che vuole recuperare il doppio vantaggio dei bianconeri
con furibondi attacchi. E’ la saga del ritiro nella propria area da parte della
Juve, incapace di contenere l’avversario e di controbatterlo come si deve. I
calci d‘angolo sono ovviamente numerosi e la Juve si perde, non ragiona più,
sbaglia, butta via i palloni che sistematicamente tornano con gli attacchi
partenopei. Così il Napoli segna con Callejon e poco dopo l’arbitro concede un
calcio di rigore per fallo di mano in area da parte di Alex Sandro. Solita Var,
solito iter televisivo e poi l’arbitro indica il dischetto. Batte Insegne e il
palo gli nega il gol. La Juve continua ad essere brutta quanto fortunata e così
ci si avvia al termine con un recupero che non consente al Napoli di potere almeno
pareggiare una partita che, in base a cosa si è visto, avrebbe meritato di non
perdere. Dunque, una Juve che a una settimana dal ritorno di Champions non
lascia prevedere nulla di buono. I miracoli si avverano anche nel calcio, ma
che magra consolazione per una Juventus che quest’anno avrebbe dovuto e potuto
distinguersi nel gioco, nei risultati e in quella personalità che non ha più.
Salvino
Cavallaro