TORO, MA DOV’È FINITA LA BANDA MAZZARRI?


Certo, nel calcio come nella
vita ci sono cose che si possono dire e altre no. Il presidente Urbano Cairo lo
sa molto bene, altrimenti se non avesse conosciuto questa “sana” ipocrisia
commerciale, nonostante i suoi indiscussi meriti in campo imprenditoriale, sicuramente
non sarebbe arrivato dov’è oggi. Ma se parliamo del suo Torino, pensiamo
davvero che difendere pubblicamente il macroscopico indifendibile, sia come
nascondersi dietro un dito. Queste le sue parole dopo la batosta di 4 gol a 0 subita
a Roma dal Toro contro la Lazio:” Ho
parlato con Mazzarri, abbiamo esaminato la partita e da parte mia non ho visto il
Toro di altre partite, ad esempio quello visto contro l’Atalanta. Ho deciso di
mandare la squadra in ritiro a partire da domani perché credo ci sia da fare
una riflessione tutti insieme. La prestazione di questa sera va esaminata con
cura, siamo solo alla decima partita di campionato, va fatto un esame di
coscienza per ripartire velocemente. La società mette tutto ciò che serve ai
giocatori, a partire dalle strutture. L’unico che non è sotto osservazione è
Mazzarri, il derby nella maniera più assoluta non sarà un crocevia per lui. La
prestazione? Non è un fatto di nomi. Verdi è arrivato in condizioni fisiche
particolari, anche perché a Napoli lo facevano giocare poco. Troverà presto la
condizione e darà il suo contributo alla squadra. Credo sia giusto andare in
ritiro per discutere e parlare con franchezza”. Già, parlare con
franchezza! A parte il fatto che il ritiro di una squadra di calcio non è un
ritiro spirituale e poi con questo discutere e parlare con franchezza a cosa si
riferisce? Forse ad allontanare pericoli di disunione della squadra? Ma a
nostro parere non è solo la squadra da sensibilizzare sotto l’aspetto del gioco
che poche volte abbiamo visto quest’anno, ma il suo allenatore che non è
indenne da colpe. Cairo afferma che Mazzarri non è sotto osservazione e che il
prossimo derby non sarà un crocevia per lui. E’ un po’ come difenderlo a spada
tratta andando contro la squadra e i suoi giocatori che, forse per una
preparazione incominciata troppo presto e in un’estate torrida, adesso stanno
pagando le conseguenze fisiche e mentali. Può darsi che tutto ciò abbia
contribuito a formare questo stato di cose negative, tuttavia, facciamo
presente che non siamo ancora in primavera, stagione in cui si sentono le
tossine accumulate durante l’arco di tante partite giocate, ma siamo soltanto alla
decima giornata di campionato e il Toro si è già perso per strada. Storie di
tutti gli anni, storie di sempre diremmo noi, anche se a onor del vero bisogna
dire che l’anno scorso dopo un inizio altalenante, la squadra di Mazzarri ha
trovato un filotto di risultati positivi che l’ha portata in Europa League
(grazie alla estromissione del Milan da parte dell’UEFA) ma visto il risultato,
sarebbe stato meglio non partecipare. Dunque, la nostra analisi sul momento
negativo del Toro si basa più su colpe imputabili a Mazzarri piuttosto che alla
squadra. Chi prepara la squadra? Chi infonde
i teoremi tattici? Chi ha la responsabilità di recuperare i giocatori dal punto
di vista fisico e mentale? Chi cura l’armonia e l’unione dello spogliatoio? Chi
chiude le porte del Filadelfia ai tifosi granata, ai quali si proibisce di
assistere agli allenamenti e incontrare i giocatori? Sì, ci sono tante
domande che vertono su questo allenatore toscano dalla mentalità di calcio antico,
poco propositivo e tanto preoccupato dell’avversario piuttosto che della
propria squadra. Altro che dire “Mazzarri
non è in discussione!”. Si guardi in giro presidente Cairo, cerchi di cambiare
rotta perché così non va proprio. E’ notte fonda! E il derby è dietro l’angolo.
Salvino
Cavallaro