IL TORINO E IL SUO MOMENTO DIFFICILE


Un po’ su, un po’ giù. Segno altalenante di
una squadra che sta cercando di trovare la sua vera entità, il gioco e l’assetto
tattico. E anche la vittoria di Verona contro il Chievo ha dato dimostrazione
di un calcio granata noioso, sonnolento, mai entusiasmante, se non sul finale
di partita in cui Zaza, subentrato all’evanescente Edera, ha segnato il gol
della vittoria del Toro. L’entusiasmo che smorza gli sbadigli e che fa in
qualche modo sperare in un prosieguo granata più confacente alle aspettative
dei suoi tifosi. Certo, non è semplice per Mazzarri trovare la quadra soprattutto
in attacco, dove la contemporanea presenza di Iago Falque,Belotti e Zaza può
creare sbilanciamenti a discapito degli equilibri di un centrocampo che ancora
oggi mostra molta quantità e nessuna qualità. Ma cosa si intende per
centrocampista di qualità? E’ quel calciatore in grado di stabilire
diligentemente i tempi di gioco con potere carismatico e capace di dare
sicurezza alla squadra, sia in fase d’attacco che di interdizione. Tuttavia,
queste figure calcistiche importanti nell’assetto tattico della squadra, si
perdono spesso in personalismi e giocate di pregevole qualità tecnica che non
aiutano il gioco della squadra nel suo insieme. Ecco perché gli allenatori
(Mazzarri è tra questi), non vedono di buon occhio la fantasia di certi trequartisti
che si ispirano soltanto al gioco d’attacco. E non è un mistero che Ljajic sia
stato ceduto. Tecnicamente valido, il giocatore serbo oltre non essere mai
costante, scombina spesso i disegni tattici voluti dall’allenatore. Detto
questo, a nostro avviso il presidente Cairo avrebbe dovuto cercare sul mercato
un centrocampista di qualità capace di inserirsi nel disegno tattico voluto da
Mazzarri. Ottimi i giovani acquistati quest’estate, ma hanno bisogno di
maturare per migliorare un potenziale tecnico che è sicuramente interessante.
In difesa il buon Moretti dovrebbe essere ormai inserito nei quadri
dirigenziali del Toro, (Team Manager?) piuttosto che continuare a chiedergli
sul campo ciò che obiettivamente non può più dare. E anche De Silvestri, antico
guerriero di molta volontà, non sempre si dimostra all’altezza della situazione
in un ruolo che è tra i più dispendiosi del gioco del calcio. Dunque, un Toro
ancora da assemblare, da plasmare nelle idee e nella consapevolezza che certi
limiti non debbano fungere da alibi in un eventuale campionato di sterile
soddisfazione granata. E’ vero,come dicevamo pocanzi, la squadra avrebbe
bisogno di alcuni ritocchi fondamentali per trovare il gioco e di conseguenza i
risultati, tuttavia, anche con l’attuale rosa è possibile condurre un
campionato di medio – alto livello. Mazzarri deve studiare il modo più adatto
per far rendere i suoi giocatori al meglio, senza responsabilizzarli troppo in quella
fase difensiva che spesso diventa un boomerang carico di paure e di blocchi
psicologici. Il Toro può e deve sviluppare serenamente il suo gioco con Iago
Falque, che per le sue qualità tecniche può rappresentare il valore aggiunto
della squadra di Mazzarri. A patto però che i compagni di reparto siano in
grado di supportarlo a centrocampo,quando il suo incedere all’esterno del campo
può diventare pericoloso nell’eventualità dell’immediata ripartenza dell’avversario.
Insomma, a Mazzarri l’ardua sentenza. Si, perché nel calcio certi meriti e
certe colpe vanno sempre suddivise in maniera equa.
Salvino
Cavallaro