CHAMPIONS, SPLENDIDA ROMA E JUVE INTORPIDITA


L’imprevedibilità del calcio è infinita. Quando
pensi che tutto sia stabilito con la logica, ecco che vieni smentito
sonoramente.
Roma – Chi all’inizio
pensava che i giallorossi fossero stati sfortunati per l’estrazione di un’urna
per nulla benevola, oggi si ravvede nel constatare la squadra di Di Francesco
essere prima del girone con 8 punti, mentre Chelsea e Atletico Madrid che
dovevano rappresentare lo spauracchio del girone, brillano per negatività. All’Olimpico
di Roma si è consumata una notte da favola, perché i giallorossi non solo hanno
vinto 3 a 0 contro il Chelsea di Antonio Conte, ma hanno dato dimostrazione di
grande gioco, furore agonistico e intensa voglia di continuare a percorrere la
strada della Champions League che sembrava sbarrata dalla forza delle
avversarie. E’ bello il calcio quando offre questi spunti fantastici di
emozione per un urlo liberatorio, in questo caso giallorosso, che si libera come
boato nel cielo di Roma a seguito dei due gol di El Shaarawy e la rete di Perotti.
Potremmo disquisire sul rinnovato ruolo del savonese El Shaarawy che Eusebio Di Francesco
vuole per lui nel renderlo più partecipe al gioco centrale d’attacco, piuttosto
che il disegno tattico che prevede attenzione e inserimenti tra le linee, ma è
la squadra nella sua totalità che è cresciuta in maniera esponenziale. La Roma,
dunque, ha superato alla grande l’esame di laurea con una goleada che, grazie a
un solo punto ancora da conquistare, le spalanca
le porte degli ottavi di finale. Il Chelsea è apparso annichilito davanti alla
forza di questa Roma che ha scatenato una furia agonistica davvero inaspettata.
Anche Conte alla fine della gara si è complimentato con gli avversari,
dimostrando una chiara delusione per il comportamento della sua squadra.
Juventus
– E mentre
la Roma va in paradiso, la Juve in trasferta a Lisbona si rifugia in purgatorio.
Per i bianconeri è stata una partita scialba, priva di cattiveria agonistica e
con molti errori soprattutto nel primo tempo, quando abbiamo assistito all’ennesimo
episodio di reiterata regalia all’avversario di turno. Lo Sporting ci è
sembrato sicuramente ben messo in campo e anche difficile da domare, ma non è
certo una squadra irresistibile come la Juve stessa l’ha resa. La squadra di
Allegri continua ad avere due facce: quella di Campionato e quella di Champions.
Due mondi simili perché legati alla competizione pallonara, ma così diversi
nell’interpretazione del basilare concetto di vittoria. In campo internazionale
devi correre di più e, soprattutto, non puoi permetterti di sbagliare. La Juve
contro lo Sporting Lisbona ha sbagliato tanto e deve dire grazie al ritrovato Gonzalo Higuain
se in Portogallo è uscita indenne da una sconfitta che poteva essere davvero
bruciante. Troppo sottotono è apparso il centrocampo, che è mancato in fase di
appoggio per le punte e nella tempestività di chiudere bene la fase di
interdizione. In avanti i soli Cuadrado e Higuain sono apparsi degni di considerazione,
mentre Dybala
è apparso opaco e anche cocciuto a portar palla, perdendola in ogni occasione.
Riteniamo che Allegri debba decidere di lasciarlo in panchina almeno per qualche
partita, visto che l’argentino è ormai in chiara difficoltà di forma. Gioca da
solo, ha dimenticato il suggerimento e si ostina a imbrigliarsi tra due o tre
avversari che immancabilmente gli portano via il pallone, mentre i compagni si
propongono per ricevere un passaggio che non arriva mai. E’ un chiaro sintomo
di mancanza di forma fisica e mentale, quindi la Juve ha bisogno di ritrovare
presto i suoi guizzi, le giocate da campione quale lui è, se proiettato a splendere
di luce propria. Per il resto, riteniamo questo pareggio assolutamente prezioso
(pur nella delusione di una mancata vittoria che avrebbe garantito anzitempo
alla Juve il passaggio agli ottavi di finale), soprattutto in considerazione di
una partita che fin dall’inizio si era messa male per la Vecchia Signora, che
in Portogallo si è presentata in giallo. Storie di Champions, storie di un
calcio diverso in cui la Juve sembra sempre essere estranea.
Salvino
Cavallaro