IL ROMANZO DEL PALLONE, TRA LACRIME E ADDII.


Si è concluso il campionato di Serie A 2018/’19.
Una domenica di tristezze in cui il calcio italiano ha manifestato una summa di
sentimenti capaci di contrapporsi tra lacrime di gioia e malinconici addii.
Gioisce l’Atalanta di Gasperini che vincendo contro il Sassuolo si è piazzata
al terzo posto in classifica con 69 punti assieme all’Inter, la quale soffrendo
smisuratamente contro un ottimo Empoli, entra a far parte della Champions
League del prossimo anno. Milan, Roma e Lazio, (che vincendo la Coppa Italia si
è qualificata ai gironi di Europa League) entrano in Europa, mentre Chievo,
Frosinone ed Empoli vanno mestamente in Serie B. Si salvano per il rotto della
cuffia Genoa e Fiorentina, che pareggiando una partita priva di intensità per
evidente paura di offendersi reciprocamente, accolgono con entusiasmo la
sconfitta dell’Empoli. Peccato per la squadra di mister Andreazzoli, che ha
espresso un buon calcio fino alla fine e capace di mettere in serie difficoltà
la pazza Inter di Spalletti. Emozioni e adrenalina ad alti livelli per gli
appassionati di calcio che, tranne le partite Sampdoria – Juventus (gara
insignificante), Cagliari – Udinese e Frosinone – Chievo, hanno tenuto il fiato
in sospeso. Ha vinto il Bologna contro il Napoli (straordinaria l’impresa fatta
da Mihajlovic) ed ha vinto anche il Toro di Mazzarri e la Roma di Ranieri che
hanno salutato gli addii eccellenti di Emiliano Moretti che ha appeso le scarpe
al chiodo, quello di Daniele De Rossi che ha lasciato la sua Roma per volere
della società giallorossa. E ancora mister Ranieri, prima chiamato per
risolvere i problemi della Roma nel dopo Di Francesco e poi frettolosamente non
confermato. Film che si ripetono col passare degli anni, ingratitudini e struggenti
visioni di un pallone sempre pronto a raccontarti la vita con tutte le sue
sfaccettature. Una metafora perfetta dove lo sgorgare delle lacrime è il significato
di momenti di gioia e di dolore, di sorrisi, di braccia alzate al cielo e di
tristezze su volti che manifestano la propria delusione. Così come l’Empoli che
va in Serie B dopo aver creduto legittimamente fino alla fine di restare in
Serie A. E così come i tifosi di Torino e Roma che perdono due calciatori e un
allenatore tanto amato. Diverse queste figure, diverse queste storie che
comunque raccontano l’unico senso romantico di un pallone che fa dell’emozione
il significato di ogni cosa. E allora ci chiediamo cosa mai sarebbe il calcio
senza il gol e senza i suoi personaggi che gli ruotano attorno, costruendo
percorsi professionali che sfociano nell’umano dei sentimenti più profondi.
Nulla è per sempre, tutto si può protrarre per lungo tempo, ma niente ti
garantisce l’eterno, almeno tra noi comuni mortali. E quando vedi stadi come
quelli di Torino e Roma che sono gremiti di tifosi non tanto per l’esclusivo senso
del gioco del calcio, ma per quello che rappresenta nei suoi valori umani,
allora tutto ritorna come qualcosa che dà il significato profondo a chi in
maniera superficiale vede soltanto il calcio al pallone come una semplice
pedata per fare gol. No, dentro c’è l’emozione, c’è la rabbia, ci sono gli
abbracci, c’è la persona in quanto tale. Schegge di momenti di sport che
enfatizzano la fragilità dell’uomo nella sua essenza. E’ stata dunque la
domenica della commozione ma anche dei verdetti finali, delle giustizie, delle
ingiustizie, delle gioie e delle delusioni talora inaspettate. Ma non è proprio
come il nostro quotidiano?
Salvino
Cavallaro