CALCIO, IDEA CINA.


C’è una nuova tendenza che sta stravolgendo in poco tempo il
mondo del calcio italiano. La Cina avanza in maniera significativa e,
attraverso i suoi grandi investimenti, ha deciso di accorciare in breve tempo
quel gap abissale che per qualità e importanza
ha fatto da sempre la differenza tra il pallone europeo e quello orientale. E’
notizia di questi giorni che l’Inter è stata acquistata da Suning, il colosso
cinese di elettrodomestici, mentre a breve tempo si attende pure il passaggio
di proprietà tra il Milan di Berlusconi e altro gruppo cinese. Segno che questi
orientali, forti del loro potere economico, hanno deciso di affondare in Italia
i propri interessi legati al calcio. Un’idea cinese capace di intersecarsi tra
passione per il calcio e programmi di un investimento commerciale che già
stanno danno i suoi frutti a Pechino. Infatti, dopo l’acquisto ufficiale dell’Inter
ad opera di Suning, si è scatenata una campagna mediatica mai vista in
metropolitana nella città cinese. Un milione di passeggeri al giorno possono
beneficiare di centinaia di manifesti affissi ovunque, dove è proprio il calcio
a fare da testimonial della qualità dei prodotti della catena commerciale più
estesa della Cina con ben 1.600 negozi. Sono prove capaci di farci riflettere
sull’importanza di un investimento legato al calcio, che per lievitazione di
immagine e quindi di profitti economici, non trova migliori idee di
moltiplicazione di interessi commerciali. E poi c’è la passione per il pallone
con l’interesse di migliorarne la cultura in una terra cinese che scalpita per
potere essere all’altezza della situazione, vincendo entro il 2050 la loro
prima coppa del mondo di calcio. Un progetto davvero ambizioso che questa Cina
dimostra di volere fare suo blandendo futili proclami, ma andando al sodo in
maniera pragmatica. Francesco Abbonizio, allenatore di calcio presso Ole
Footbal School, vive a Pechino dal 2007. Scelta di vita non facile la sua, ma
adesso, dopo nove anni di permanenza e lavoro in Cina, sta raccogliendo i
frutti del suo credere di portare la cultura del nostro football in terra
orientale. All’inizio ha cominciato a lavorare per una scuola calcio privata: “All’epoca
erano soltanto tre o quattro le scuole calcio a Pechino, e i bambini che si
iscrivevano erano solo stranieri. Oggi saranno duecento le società di calcio, e
il 30% dei bambini sono cinesi” dice Abbonizio. Segno di una crescita
esponenziale, che a livello culturale e di perfezionamento calcistico tocca i
vertici di un interesse che vede nell’immediato futuro anche sbocchi economici
e occupazionali di settore. Oggi, Francesco Abbonizio si è messo in proprio e
con altri tre colleghi gestisce a Pechino una scuola calcio di un centinaio di
ragazzi dai sei ai dodici anni. Inoltre, sono incaricati da diverse scuole
locali di gestire le attività extracurriculari legati al calcio, prendendosi
cura della formazione di 700 bambini. Dunque, un calcio che parla orientale non
soltanto per l’alto potere economico
della Cina, ma anche per la capacità imprenditoriale nel sapere investire su quel
pallone che da sempre è stato fonte di guadagno e passione senza limiti.
Salvino Cavallaro