LA JUVENTUS IMPATTA A ROMA.


E’ un campanello
d’allarme?
A due giorni dalla finale di Coppa Italia
contro la Lazio, a sei giorni dalla penultima partita di campionato contro il
Crotone (che potrebbe dare la matematica certezza del sesto scudetto
consecutivo) e a tre settimane dalla finale di Champions League contro il Real
Madrid, la Juventus impatta malamente all’Olimpico di Roma contro i
giallorossi. Dopo 53 partite giocate ad alto livello (tranne le due debacle contro
Genoa e Fiorentina), tra Campionato, Coppa Italia e Champions League, la
squadra di Max Allegri è apparsa stanca nonostante ci sia stato un naturale
avvicendamento, soprattutto in difesa e a centrocampo. In realtà, è da tre
partite che vediamo i bianconeri in difficoltà. Prima a Bergamo contro l’Atalanta,
poi nel derby e ora contro la Roma, la Juventus sembra quasi trascinarsi in
dirittura d’arrivo tra calcoli matematici e programmazioni gestionali, nel far
rifiatare i calciatori che sono stati maggiormente impegnati nelle tre
competizioni. Certo, a questo punto della stagione ci sembra anche fisiologico
centellinare le forze per avere maggiore freschezza fisica e mentale. Ma c’è a
parer nostro un campanello d’allarme in tutto questo; ed è l’inspiegabile mancanza
di controllo della situazione, che alla Juventus a un certo punto della partita
spesso sfugge di mano per dare spazio e motivazioni all’avversario che è lì, e
non aspetta altro per aggredirti. E’ successo contro l’Atalanta, è successo per
buona parte dell’inizio della gara contro il Monaco, si è ripetuto nel derby
contro il Toro, (dove abbiamo visto molti errori in difesa a centrocampo e
soprattutto in attacco) e infine anche a Roma, dove nonostante essere passata
in vantaggio e fatto un primo tempo apprezzabile, nella ripresa la squadra di
Allegri ha perso completamente il bandolo della matassa. Fino ad oggi la
Juventus ha abituato i suoi sostenitori a non preoccuparsi, perché dopo le
uniche due avvilenti partite di campionato di Genova e Firenze, sono sempre
seguite reazioni degne della grande squadra, quale la Juventus è. Ma adesso, a
questo punto della stagione, con le forze fisiche e mentali non più
completamente lucide come prima, Buffon e compagni riprenderanno ancora una
volta quel cammino di calcio propositivo fatto di fame, orgoglio e cattiveria
agonistica dimostrata fino ad oggi? La risposta potremo averla già mercoledì
sera, dopo la finale di Coppa Italia contro la Lazio di Inzaghi che, nonostante
abbia perso in campionato in casa della Fiorentina, dimostra più freschezza
fisica. Ecco, diremmo proprio che al di là della delusione generale dell’ambiente
bianconero che sperava di conquistare a Roma quel punto che le avrebbe dato la
matematica certezza di aver conquistato lo scudetto, la Juve ha bisogno di
guardarsi allo specchio, di compattarsi e di ritrovarsi come gruppo coeso. A
questo punto emergerà ancora una volta la professionalità di Allegri e quel suo
valore di magnifico gestore del suo gruppo, che è stato già tante volte
osannato. Cuadrado è stanco e deve fare posto a Dani Alves nel ruolo di esterno
alto. La difesa deve stringere i denti e deve essere targata BBBC, sia in Coppa
Italia che in campionato contro il Crotone. Poi, a cose fatte e in attesa della
finale di Champions, si pongano pure a riposo per l’ultima partita di
campionato. Con questa nostra analisi, non crediamo di scoprire l’acqua calda se
scriviamo che a questa Juve che ambisce di conquistare il triplete, si debba
chiedere l’ultimo sforzo. Allegri scelga il meglio che ha nella sua rosa fin dalla
finale di Coppa Italia, nel convincimento di raggiungere un traguardo alla
volta, senza pensare di preservare più nessuno in previsione della finale di Champions
League. Tutti sanno che quella finale di Cardiff è il tarlo della società, il
chiodo fisso di tutto l’ambiente bianconero. Il pensiero è davvero legittimo,
ma cosa sarebbe a questo punto della stagione, se proprio sul traguardo finale si
perdesse di vista ciò che a fatica si è seminato con l’ambizione di vincere su
tre fronti?
Salvino
Cavallaro